commissione interministeriale sulla giustizia tributaria

Commissione interministeriale sulla giustizia tributaria: un’altra beffa travestita da riforma?

Com’è la situazione della giustizia tributaria? Di recente abbiamo letto un comunicato congiunto a firma del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, e della Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, in cui veniva presentata, tramite decreto, l’istituzione di una commissione interministeriale sulla giustizia tributaria.

L’ennesima commissione – vien da dire – questa volta con lo scopo preciso di analizzare la situazione, a dir poco ingolfata, della giustizia tributaria: per formulare delle proposte di intervento, entro il 30 giugno 2021, finalizzate a ridurre la durata dei contenziosi e far fronte agli arretrati.

Arretrati che a seguito dello stop della Giustizia dello scorso anno hanno raggiunto numeri impressionanti: solo nell’ultimo anno, a causa della pandemia, sono circa 350.000 ricorsi pendenti nelle commissioni tributarie e oltre 50.000 in Cassazione. Con l’aggravante che circa il 45% dei ricorsi si chiude con una riforma della decisione d’appello.

Perché? Molti dei giudici chiamati nelle commissioni tributarie si rivelano spesso poco competenti in materia. Inoltre, persiste un pregiudizio sistemico che percepisce tali giudici come (troppo spesso) favorevoli alla parte pubblica (che nei fatti li nomina), col risultato che i contribuenti scontenti si sentono in dovere di impugnare le sentenze.

Già ci pare fuori luogo che a far parte di questa commissione interministeriale non siano stati chiamati i tributaristi, ma a dirla tutta vorremmo porre l’attenzione su un problema ben più strutturale.

Il processo tributario non dovrebbe proprio esistere. Perché il Giudice Tributario è per sua essenza un giudice “speciale”, e in quanto tale è proibito dalla Costituzione.

L’art. 102, infatti, così recita:

“La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario. Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.”

Il vero problema, quindi, è che l’essenza stessa del processo tributario con i suoi giudici speciali e le commissioni non può essere garanzia di imparzialità. Fatto ulteriormente dimostrato dalla pioggia di ricorsi in Cassazione. Aggravando la situazione già precaria di una Giustizia lumaca.

In realtà, l’unica soluzione sarebbe quella di abolire la giurisdizione tributaria il che, in automatico, trasferirebbe il contenzioso tributario ai giudici ordinari.

In certe situazioni, si potrebbe poi ricorrere alle specializzazioni già operative nei tribunali più grandi. La giurisdizione è unica e deve essere esercitata da un giudice terzo (formalmente) e imparziale (sostanzialmente).

La riforma strutturale della Giustizia, anche e soprattutto di quella tributaria, è da più parti indicata come una delle priorità del Governo, coerentemente con quanto richiesto dall’Unione europea e questo ci sembra davvero il momento giusto.

La ripresa delle attività e la lunga scia della pandemia potrebbero essere terreno fertile per avviare una vera Riforma della Giustizia, correggendo le storture e ridando il giusto merito ai tribunali ordinari.