successione aziendale passaggio generazionale Morbinati e Longo

Successione ereditaria in azienda: una guida per proteggere il futuro dell’impresa

“La successione della mia azienda? Non le sembra prematuro parlarne? E poi, c’è poco da stabilire: quando sarà il momento, passerà ai miei figli. Semplice.”

Quante volte abbiamo sentito frasi come questa… 

Ma non è mai troppo presto per parlare di successione ereditaria in azienda. Perché non si tratta di una semplice eredità: si tratta di continuità lavorativa, di responsabilità, di rapporti familiari, di dipendenti, di clienti, di banche, di fornitori, di patrimoni costruiti in decenni di lavoro. 

Un castello di impegni e responsabilità che non può essere lasciato in balia del caso.

In Italia, oltre 8 imprese su 10 sono controllate da una persona fisica o da una famiglia. Questo dato racconta molto bene la forza del nostro tessuto economico, ma anche la sua fragilità: moltissime aziende dipendono ancora in modo decisivo dalla figura del fondatore, dell’amministratore storico, del genitore che ha costruito tutto e che, spesso, continua a tenere in mano ogni snodo strategico.

Il punto è che l’azienda, a differenza della famiglia, non può permettersi tempi lunghi. Mentre gli eredi cercano un accordo, mentre si discutono ruoli, quote, poteri di firma, rapporti bancari, contratti e responsabilità, l’impresa continua ad avere dipendenti da gestire, fornitori da pagare, clienti da servire e decisioni da prendere. 

È proprio in questo spazio di incertezza che il passaggio generazionale può diventare fragile. Per questo non dovrebbe essere affrontato quando l’urgenza è già esplosa, ma quando l’imprenditore è ancora pienamente presente, lucido e in grado di decidere con metodo, accompagnando la transizione.

Abbiamo già affrontato in passato l’argomento Successioni Ereditarie, ma dal punto di vista privato.

In questa guida ci concentreremo invece sulla successione ereditaria in azienda: proveremo a spiegare in 10 punti, con parole semplici, cosa significa pianificare una successione ereditaria in azienda, quali sono i principali rischi, quali strumenti giuridici possono essere utilizzati e quali errori conviene evitare.

I numeri del passaggio generazionale: un tema contingente che riguarda il Paese

La successione aziendale non è un tema teorico, né riguarda solo poche grandi dinastie imprenditoriali.

Secondo l’Annuario Statistico Italiano 2024, nel 2022 in Italia si contavano 4 milioni e 580 mila imprese attive, con oltre 18 milioni di addetti. Il tessuto produttivo resta fortemente concentrato sulle realtà di piccola dimensione: il 95% delle imprese ha al massimo 9 addetti. È dentro questo sistema, fatto soprattutto di PMI, microimprese e imprese familiari, che si giocherà una delle sfide più delicate dei prossimi anni.

Il Censimento permanente delle imprese ISTAT conferma infatti la forte presenza di aziende controllate da una persona fisica o da una famiglia: nel 2022 erano 826.953, pari all’80,9% delle imprese con almeno 3 addetti. Il fenomeno è ancora più marcato tra le microimprese, dove arriva all’83,3%, ma resta significativo anche tra piccole, medie e grandi imprese.

Il passaggio generazionale, però, non è più una questione rinviabile. Sempre secondo ISTAT, tra il 2016 e il 2022 il 9,1% delle imprese ha già affrontato almeno un passaggio generazionale. Un ulteriore 7,9% riteneva possibile affrontarlo nel triennio 2023-2025. Nelle medie e grandi imprese, la percentuale di realtà già interessate dal passaggio sale rispettivamente al 17,8% e al 18,9%.

I dati dell’Osservatorio AUB 2026 confermano la stessa direzione. Nelle imprese familiari italiane con ricavi superiori a 20 milioni di euro, nel 2024 più di un leader su quattro aveva oltre 70 anni. L’Osservatorio stima inoltre che tra il 2025 e il 2034 il 33,5% delle imprese familiari sarà interessato da un passaggio generazionale. La percentuale potrebbe salire al 48,8% nelle aziende che adottano pienamente le migliori pratiche di governance.

C’è anche un dato particolarmente importante per chi sta iniziando a pianificare: le transizioni accompagnate da un percorso di mentoring sono in crescita. Nell’ultimo quindicennio hanno rappresentato circa un terzo dei passaggi generazionali analizzati dall’Osservatorio AUB, e nel 2024 sono arrivate al 44,4%.

Il messaggio che passano questi dati è chiaro: l’Italia è alle prese con un passaggio generazionale diffuso. Prima si comincia, più aumentano le possibilità di proteggere il valore dell’azienda, ridurre i conflitti familiari e garantire continuità alla gestione.

1) Perché la successione aziendale è diversa da una successione “normale”

Quando si eredita un appartamento, un conto corrente o un terreno, il problema è certamente delicato, ma di solito riguarda beni statici.

Un’azienda, invece, è un organismo “vivo”.

Ha contratti in corso, dipendenti, debiti, crediti, clienti da servire, fornitori da pagare, licenze, autorizzazioni, rapporti bancari, marchi, beni strumentali, immobili, partecipazioni, eventuali contenziosi e, soprattutto, un valore che può aumentare o crollare molto rapidamente.

Se il passaggio non è preparato, la successione può trasformarsi in un blocco operativo.

Esempio: l’imprenditore muore senza testamento, lasciando tre figli. Solo uno lavora in azienda, gli altri due non se ne sono mai occupati. In assenza di accordi chiari, tutti diventano coinvolti, direttamente o indirettamente, nella gestione del patrimonio ereditario. Il figlio operativo vorrebbe decidere in fretta, gli altri vogliono garanzie economiche, la banca chiede interlocutori certi, i fornitori si preoccupano, i dipendenti iniziano a chiedersi cosa succederà.

In poche settimane, un problema familiare può diventare un problema aziendale. E un problema aziendale, se non governato, può tradursi in una perdita di valore.

2) La prima domanda: che cosa deve passare alla generazione successiva?

Prima ancora di parlare di testamento, patto di famiglia o quote ereditarie, bisogna capire cosa compone davvero l’azienda.

Non sempre l’imprenditore ha una mappa chiara del patrimonio aziendale e personale. Spesso tutto è cresciuto nel tempo, per stratificazione: una società operativa, un immobile intestato a parte, una partecipazione in un’altra società, un marchio registrato anni prima, finanziamenti garantiti personalmente, fideiussioni, contratti intestati al fondatore.

Ma la successione aziendale va preparata partendo da una fotografia precisa.

In particolare occorre verificare:

  • se l’attività è esercitata come impresa individuale, società di persone o società di capitali;
  • chi possiede le quote o le azioni;
  • chi amministra formalmente la società;
  • chi ha i poteri di firma;
  • quali beni sono intestati alla società e quali alla persona fisica;
  • se ci sono immobili aziendali e a chi appartengono;
  • se esistono debiti, garanzie personali, fideiussioni o finanziamenti soci;
  • se lo statuto o i patti sociali contengono clausole rilevanti in caso di morte di un socio;
  • se ci sono figli o familiari già coinvolti nella gestione;
  • se ci sono eredi legittimari che non lavorano in azienda, ma che avranno comunque diritti successori.

Senza questa mappa iniziale, qualsiasi pianificazione rischia di essere parziale.

3) Il nodo centrale: proprietà e gestione non sono la stessa cosa

Uno degli errori più frequenti nelle imprese familiari è confondere proprietà e gestione.

Un figlio può avere diritto a una quota del patrimonio familiare, ma non essere la persona più adatta a guidare l’azienda.

Allo stesso modo, il figlio che lavora da vent’anni in azienda non può semplicemente “prendersi tutto” ignorando i diritti degli altri eredi.

La legge tutela i legittimari, cioè coniuge, figli e, in assenza di figli, ascendenti. Questo significa che l’imprenditore non può disporre liberamente di tutto il proprio patrimonio, nemmeno con testamento, perché la legge riserva obbligatoriamente una quota del patrimonio a determinati soggetti.

Qui nasce il problema più delicato: come garantire continuità all’impresa senza creare ingiustizie o contenziosi tra gli eredi?

La risposta non è una formula uguale per tutti, ma un progetto.

In alcuni casi si può attribuire l’azienda al figlio che la gestisce, prevedendo conguagli economici per gli altri. In altri casi può essere utile rivedere lo statuto societario. In altri ancora può servire un patto di famiglia, una holding, una riorganizzazione delle partecipazioni o un testamento ben strutturato.

L’obiettivo è uno: evitare che l’azienda finisca in una comunione litigiosa, dove tutti reclamano diritti, ma nessuno ha davvero la possibilità di decidere.

4) Il testamento: utile, ma spesso non sufficiente

Il testamento è uno strumento importante, soprattutto quando esiste un patrimonio complesso o quando l’imprenditore vuole evitare che la successione segua automaticamente le regole della legge.

Può servire a:

  • indicare chi dovrà ricevere determinate partecipazioni;
  • prevedere conguagli tra eredi;
  • assegnare beni diversi a persone diverse;
  • evitare, per quanto possibile, una frammentazione disordinata;
  • proteggere familiari fragili;
  • chiarire la volontà dell’imprenditore.

Tuttavia il testamento ha un limite evidente: produce effetti solo dopo la morte.

Questo significa che non consente, da solo, di accompagnare gradualmente il successore dentro l’azienda, né di prevenire tutte le tensioni operative. Inoltre non può violare la quota di legittima degli eredi necessari.

Esempio: l’imprenditore lascia per testamento tutte le quote della società al figlio che lavora in azienda, ignorando completamente gli altri figli. Se questo assetto lede la legittima, gli altri eredi potranno agire per ottenere la reintegrazione dei propri diritti.

Il testamento, quindi, è utile. Ma nelle successioni aziendali va maneggiato con attenzione e spesso deve essere affiancato da altri strumenti.

5) Il patto di famiglia: scegliere il successore quando si è ancora in vita

Uno degli strumenti più importanti per il passaggio generazionale è il patto di famiglia.

Con il patto di famiglia, l’imprenditore può trasferire, in tutto o in parte, l’azienda o le partecipazioni societarie a uno o più discendenti, quindi figli o nipoti, anticipando il passaggio generazionale e riducendo il rischio di future contestazioni ereditarie.

È uno strumento molto potente, ma che richiede una profonda preparazione. Deve essere stipulato per atto pubblico davanti al notaio. Devono partecipare il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se in quel momento si aprisse la successione. Chi riceve l’azienda o le quote deve liquidare gli altri partecipanti, salvo rinuncia, con una somma corrispondente al valore delle rispettive quote.

Tradotto in modo semplice: il patto di famiglia consente di mettere tutti attorno allo stesso tavolo prima, non dopo. È questo il suo vero valore.

Il fondatore può scegliere il successore più adatto, gli altri eredi vengono considerati e liquidati, l’azienda non resta sospesa nell’incertezza.

Attenzione però: il patto di famiglia non è un modulo standard. Prima di firmarlo bisogna valutare bene il valore dell’azienda, la sostenibilità dei conguagli, la posizione degli altri eredi, il carico fiscale, la governance futura e l’effettiva capacità del successore di guidare l’impresa.

6) Statuto e patti sociali: le regole dell’azienda contano quanto quelle dell’eredità

Quando l’azienda è esercitata in forma societaria, non basta guardare il Codice Civile in materia di successioni. Bisogna leggere con attenzione anche lo statuto, l’atto costitutivo e gli eventuali patti sociali o parasociali.

Perché?

Perché possono contenere clausole decisive in caso di morte di un socio.

Nelle società di persone, la morte del socio può incidere profondamente sulla prosecuzione del rapporto sociale. Occorre verificare se sono previste clausole di continuazione, liquidazione della quota, ingresso degli eredi o altri meccanismi.

Nelle società di capitali, come S.r.l. e S.p.A., il tema riguarda soprattutto la circolazione delle quote o delle azioni. Lo statuto può prevedere clausole di prelazione, gradimento, limiti al trasferimento mortis causa, criteri di valutazione della partecipazione, diritti particolari dei soci, maggioranze rafforzate.

Sono dettagli? No.

Sono spesso il punto in cui si decide se l’azienda resterà governabile oppure no.

Esempio: una s.r.l. familiare ha tre soci, tutti fratelli. Lo statuto non disciplina bene il trasferimento delle quote in caso di morte. Alla morte di uno dei soci, subentrano più eredi, alcuni minorenni, altri non interessati all’impresa. La compagine sociale cambia, le assemblee diventano difficili, le decisioni strategiche si bloccano.

Una clausola pensata per tempo avrebbe potuto evitare il problema.

7) Impresa individuale, società di persone, società di capitali: scenari diversi, rischi diversi

Non tutte le successioni aziendali sono uguali. Molto dipende dalla forma giuridica dell’attività. Vediamole rapidamente:

Impresa individuale

Se l’imprenditore operava come ditta individuale, alla sua morte non “continua” automaticamente la stessa impresa come se nulla fosse. Gli eredi devono decidere se proseguire o meno l’attività, gestire gli adempimenti fiscali e amministrativi, regolare la posizione IVA, valutare beni, debiti e rapporti pendenti.

Se gli eredi sono più di uno e vogliono continuare insieme, occorre strutturare correttamente la prosecuzione, perché una gestione informale può creare responsabilità e confusione.

Società di persone

Nelle società di persone conta molto il rapporto fiduciario tra i soci.

La morte di un socio può determinare la liquidazione della quota agli eredi oppure, se previsto e consentito, la prosecuzione con gli eredi o con alcuni di essi. Qui la lettura dei patti sociali è fondamentale.

Il rischio è che gli eredi entrino in una realtà che non conoscono, oppure che i soci superstiti si trovino costretti a gestire rapporti non desiderati.

Società di capitali

Nelle società di capitali il tema principale è il trasferimento delle partecipazioni e il controllo.

Chi eredita quote o azioni non eredita automaticamente anche la capacità di amministrare. Può avere diritti patrimoniali e amministrativi, ma la gestione dipende dallo statuto, dalle maggioranze, dagli organi sociali, dagli eventuali patti e dalla distribuzione effettiva del potere.

Per questo, nelle S.r.l. familiari, è spesso decisivo stabilire prima chi avrà il controllo, chi potrà nominare l’amministratore, quali decisioni richiederanno maggioranze rafforzate e come verranno tutelati i soci non operativi.

Naturalmente, il quadro è molto più complesso di quanto esposto in queste poche righe. Ma sono comunque utili per rendere l’idea di quanto la forma societaria può incidere sulla successione.

8) Il passaggio del “saper fare”: la parte che nessun atto notarile può trasferire

Un’azienda non è composta soltanto da beni, quote, contratti e procedure. Una parte importante del suo valore vive in un patrimonio meno visibile, fatto di conoscenze, relazioni, abitudini operative e capacità di lettura del mercato. È questo il suo vero valore.

Nelle imprese familiari questo patrimonio è spesso concentrato nella figura del fondatore. È lui, o lei, a conoscere i clienti storici, a sapere come trattare con le banche, a ricordare gli equilibri costruiti con i fornitori, a riconoscere i dipendenti chiave e a distinguere le aree davvero redditizie da quelle che, pur sembrando solide, nascondono criticità.

Sono informazioni che raramente si trovano in un documento ordinato. Molto più spesso si trasmettono nel tempo, attraverso l’affiancamento, la condivisione delle decisioni e l’ingresso progressivo della nuova generazione nei passaggi più delicati della gestione. Se questo trasferimento non viene preparato, il rischio è che una parte essenziale del valore aziendale si perda proprio nel momento in cui servirebbe di più.

La successione aziendale dovrebbe quindi prevedere anche un percorso di affiancamento: il successore non deve ricevere solo quote, deve ricevere competenze, relazioni, autorevolezza e legittimazione interna.

Il passaggio migliore non è quello che avviene il giorno dopo la morte dell’imprenditore. È quello che comincia anni prima, quando il fondatore può ancora accompagnare, correggere, spiegare e, progressivamente, lasciare spazio. E quest’ultimo, forse, è davvero il passo più difficile. 

9) Gli aspetti fiscali: attenzione alle agevolazioni, ma senza improvvisare

La successione aziendale ha anche conseguenze fiscali rilevanti.

In linea generale, il trasferimento di aziende, rami d’azienda, quote sociali o azioni a favore di discendenti o del coniuge può beneficiare, in presenza di determinate condizioni, di un regime di esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni.

Ma attenzione: le condizioni contano.

Per le aziende o i rami d’azienda, gli aventi causa devono proseguire l’attività d’impresa per il periodo previsto dalla legge. Per le partecipazioni societarie, occorre verificare il tema del controllo, della titolarità e della sua conservazione. Inoltre gli aventi causa devono rendere apposita dichiarazione di impegno nei modi richiesti.

Non è un beneficio da dare per scontato.

Un errore nella struttura dell’operazione, nella scelta dello strumento, nei tempi o nella documentazione può far perdere l’agevolazione e generare costi importanti.

Per questo la pianificazione deve coinvolgere, in modo coordinato, diversi professionisti: avvocato, notaio, commercialista… a seconda dei casi, anche consulenti del lavoro, revisori dei conti, consulenti finanziari. Ciascuno saprà restituire una prospettiva utile, fino a comporre una strategia ordinata. 

10) Cinque errori ricorrenti nel passaggio generazionale

1) Aspettare troppo

Il primo errore è pensare: “ci penseremo più avanti”.

Più si aspetta, meno strumenti restano disponibili. Pianificare quando tutto va bene è molto più semplice che intervenire quando la successione si è già aperta e gli eredi sono in conflitto.

2) Pensare che “tanto i figli si metteranno d’accordo”

A volte, accade. 

A volte.

Non perché i figli siano necessariamente litigiosi, ma perché interessi, aspettative, caratteri e ruoli possono essere molto diversi. Chi lavora in azienda vede le cose in un modo, chi non ci lavora le vede in un altro.

Il conflitto non nasce sempre dalla cattiva fede. Spesso nasce dall’assenza di patti chiari.

3) Dividere le quote in modo matematico, ma non funzionale

Tre figli, un terzo ciascuno. Sembra equo.

Ma se uno solo lavora in azienda e gli altri due no, quella divisione può rendere la società ingovernabile. L’equità non coincide sempre con la simmetria. A volte significa attribuire ruoli diversi, prevedere conguagli, separare proprietà e gestione, creare meccanismi di uscita.

4) Ignorare statuto, patti sociali e governance

Molti imprenditori conoscono perfettamente il proprio business, ma non ricordano cosa prevede lo statuto della società in caso di morte, trasferimento quote o nomina degli amministratori.

È un errore serio. Le regole societarie possono facilitare la continuità oppure complicarla enormemente. Per questo è fondamentale prenderne coscienza per tempo. 

5) Trascurare debiti, garanzie e responsabilità personali

Attenzione: la successione non riguarda solo l’attivo…

Bisogna verificare anche passività, fideiussioni, finanziamenti, contenziosi, garanzie prestate dall’imprenditore, esposizioni bancarie e obblighi fiscali. È qui che si concentrano i rischi maggiori. ED è qui che occorre intervenire per tempo.

11) Come iniziare: una checklist pratica per l’imprenditore

Prima di scegliere lo strumento giuridico, conviene mettere ordine.

Ecco una prima checklist:

  • ricostruire il patrimonio personale e aziendale;
  • distinguere beni personali, beni societari e beni usati dall’azienda ma intestati ad altri soggetti;
  • verificare quote, azioni, partecipazioni e poteri di amministrazione;
  • leggere statuto, atto costitutivo, patti sociali e patti parasociali;
  • individuare gli eredi legittimari;
  • capire chi, tra i familiari, è davvero interessato e capace di proseguire l’attività;
  • stimare il valore dell’azienda con criteri seri e condivisibili;
  • verificare debiti, fideiussioni, garanzie e contenziosi;
  • valutare testamento, patto di famiglia, modifiche statutarie, holding o altri strumenti;
  • costruire un percorso di affiancamento del successore;
  • formalizzare tutto prima che l’urgenza renda più difficile decidere.

Beninteso: la checklist è generica e non si avvicina nemmeno a una consulenza… ogni caso è a sé stante e va analizzato in dettaglio. Ma questa lista è utile a chiarire un punto: il passaggio generazionale è il risultato di un processo complesso e lungo. Talvolta, molto lungo.

12) Domande frequenti, in parole semplici

Posso lasciare l’azienda solo a uno dei miei figli?

Dipende. Puoi certamente pianificare il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni al figlio più adatto a proseguire l’attività, ma devi rispettare i diritti degli altri legittimari. Proprio per questo servono strumenti come testamento, patto di famiglia, conguagli, modifiche statutarie o altre soluzioni costruite su misura.

Se un figlio lavora in azienda e l’altro no, devono ricevere per forza le stesse quote?

Non necessariamente. Ma eventuali differenze devono essere pianificate correttamente. In molti casi ha senso attribuire il controllo a chi lavora in azienda e riconoscere agli altri eredi una tutela patrimoniale diversa, per esempio tramite altri beni o conguagli.

Il patto di famiglia evita tutte le liti?

Nessuno strumento garantisce il rischio zero. Però il patto di famiglia, se ben costruito, è uno degli strumenti più efficaci per ridurre le contestazioni future, perché coinvolge anticipatamente i legittimari e regola il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni quando l’imprenditore è ancora in vita.

Basta fare testamento?

In alcune situazioni può essere sufficiente. Nelle successioni aziendali complesse, però, spesso non basta. Il testamento produce effetti dopo la morte, mentre il passaggio generazionale richiede anche governance, affiancamento, continuità operativa e protezione del valore aziendale.

Quando bisogna iniziare a pianificare?

La pianificazione migliore avviene quando l’imprenditore è ancora pienamente attivo, i rapporti familiari sono gestibili e l’azienda non è sotto pressione. Diranno alcuni: “E quando mai vivrò un idillio del genere?”. Lo sappiamo: la vita è complicata. Diciamo allora: quanto prima, tanto meglio.

Il futuro dell’azienda non si improvvisa

Per molti imprenditori l’azienda non è soltanto un bene economico. È il risultato di una storia personale, di scelte difficili, di sacrifici, di relazioni costruite nel tempo e di una reputazione maturata giorno dopo giorno. Proprio per questo, il suo futuro non dovrebbe essere lasciato all’improvvisazione.

Una successione aziendale non pianificata può aprire fratture nella famiglia, indebolire l’impresa, creare incertezza tra dipendenti, clienti e partner, e ridurre il valore di ciò che è stato costruito con fatica. Al contrario, un passaggio preparato per tempo consente di affrontare una fase inevitabilmente delicata con maggiore lucidità, trasformandola in un’occasione di continuità e, quando possibile, di rilancio.

Il primo passo è mettere ordine: ricostruire il patrimonio, chiarire i diritti degli eredi, individuare chi può guidare l’azienda, scegliere gli strumenti più adatti e prevenire i rischi prima che diventino conflitti.

Lo sguardo di un legale esperto in successioni, diritto societario e passaggi generazionali può fare la differenza, soprattutto quando l’impresa familiare è cresciuta nel tempo e il patrimonio personale si intreccia con quello aziendale.

Se vuoi pianificare il futuro della tua azienda, proteggere i tuoi eredi e garantire continuità all’impresa, contattaci: valuteremo insieme la tua situazione e le eventuali iniziative da intraprendere.